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Cure palliative, un percorso al fianco della persona malata
Cure palliative: non solo nel fine vita
Le cure palliative rappresentano un percorso di cura fondamentale che integra le terapie attive sulle malattie croniche ad evoluzione sfavorevole con le cosiddette "simultaneous care”, per permettere il miglior controllo dei sintomi.
Lo spiegano, in occasione della Giornata Mondiale del Malato che ricorre l’11 febbraio, due medici palliativisti dell’ICS Maugeri Pavia di via Boezio: il dott. Luca Bernasconi, neurologo, e il dott. Pietro Ferrari, oncologo.
“Bisogna sfatare la convinzione diffusa che le cure palliative riguardino solo l'ultima fase della vita – ribadiscono gli specialisti-. Quando purtroppo le terapie attive non sono più percorribili, le cure palliative prendono totalmente in carico il paziente”.
Da chi e quando vengono attivate le cure palliative?
“Le cure palliative possono essere attivate da Medici Specialisti, dai Medici di Medicina Generale o dagli stessi familiari tramite contatto e successivo colloquio con i medici dell'equipe – proseguono i medici che accolgono i pazienti nella struttura di via Boezio a Pavia-. In tale contesto vengono descritte e condivise le caratteristiche e finalità del percorso palliativistico”.
“Durante il ricovero in hospice, il quadro clinico, l'evoluzione nel tempo e le necessità terapeutiche vengono continuamente condivisi con il paziente e con i familiari, anche in presenza della psicologa di reparto e dell'assistente sociale quando necessari”, spiega il dott. Ferrari.
Il trattamento di ciascuna persona è personalizzato e prevede il coinvolgimento di un’équipe multidisciplinare composta da medici palliativisti, anestesisti esperti in terapia del dolore e accessi vascolari, internisti, oncologi, neurologi, infermieri, operatori socio-sanitari, fisioterapisti, psicologi, assistenti sociali e assistenti spirituali.
Aspetti clinici e valore degli aspetti umani
“Le cure palliative non si occupano solo del dolore e dei sintomi, trattati con rigore scientifico e secondo le linee guida internazionali, ma anche di tutto quello che afferisce all'identità e alla dignità della persona, rispettata e sostenuta nella sua unicità di valori, convinzioni, consapevolezza durante tutto il decorso della malattia, fino all'ultimo giorno di vita”, aggiunge il dott. Bernasconi -. Cure palliative non è solo controllo dei sintomi, ma presa in carico del paziente nella sua unicità, fatta anche di relazioni familiari e amicali, di valori e di convinzioni spirituali inerenti il senso della vita. Il paziente viene seguito anche dalla psicologa di reparto, dall'assistente sociale e può contare sul sostegno di un volontario come anche di un assistente spirituale”.
“Anche per chi è in cura per le malattie croniche l'approccio è sempre lo stesso – dice Bernasconi -: prevede la presa in carico della persona sia per i sintomi della malattia sia per il sostegno alla dignità ed è previsto anche un sostegno alla rete familiare. La multisciplinarietà dell'equipe medica che segue il paziente permette di affrontare le specificità legate alla patologia di base”.
Quando programmare le cure domiciliari
Se le condizioni cliniche generali si sono stabilizzate con buon controllo dei sintomi di malattia, si concorda con i familiari, che hanno un ruolo attivo e previo training da parte dell'equipe, il rientro a casa, se necessario con la presa in carico del Servizio Cure Domiciliari. Oltre alle patologie oncologiche, ci sono quelle non oncologiche, con casi di scompenso cardiaco cronico avanzato, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) in fase terminale, fibrosi polmonare avanzata, insufficienza renale cronica e insufficienza epatica severa e patologie neurologiche degenerative (come malattia di Parkinson, demenze e SLA).
“Il rientro a domicilio serve a permettere al paziente di vivere tempo e spazio di qualità con la famiglia nel suo ambiente, tra le sue cose e contorniato dai suoi affetti”, conclude il dott. Ferrari.