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Riabilitazione neuromotoria: come recuperare funzioni e autonomia
La riabilitazione neuromotoria è un percorso terapeutico personalizzato che aiuta a recuperare o preservare funzioni motorie, cognitive e sensoriali compromesse. Può essere indicata dopo danni acuti, come l’ictus, e nelle patologie croniche o degenerative.
Che cos’è la riabilitazione neuromotoria?
Recuperare un movimento, tornare a comunicare, riconquistare autonomia dopo un ictus o convivere meglio con una malattia cronica. La riabilitazione neuromotoria costruisce percorsi personalizzati che uniscono competenze diverse, esercizi mirati e tecnologie come la robotica.
Un ictus può rendere difficile camminare o parlare; una malattia come il Parkinson può ridurre progressivamente l’autonomia. In situazioni molto diverse, il punto di partenza è lo stesso: capire quali funzioni sono compromesse e quali obiettivi siano realisticamente raggiungibili per quella persona.
"La riabilitazione neuromotoria consente al paziente di riabilitarsi, cioè di recuperare le funzioni perse in conseguenza del danno subito", spiega il dott. Christian Lunetta, Direttore del Dipartimento Riabilitazione Neuromotoria Maugeri
Definirla semplicemente “ginnastica neuromotoria” è quindi riduttivo. Il lavoro può coinvolgere movimento ed equilibrio, ma anche sensibilità, memoria, linguaggio, deglutizione e capacità di svolgere le attività quotidiane. L’obiettivo finale è favorire autonomia, partecipazione e qualità della vita.
Quando è indicata la riabilitazione neuromotoria?
Il percorso può essere indicato dopo un danno acuto, come un ictus, una lesione midollare o un trauma cranico, oppure in presenza di patologie croniche e degenerative, tra cui malattia di Parkinson e sclerosi multipla. Può riguardare anche neuropatie, miopatie ed esiti di interventi ortopedici complessi.
Cambiano però gli obiettivi. Dopo un evento acuto si può puntare al recupero delle funzioni perse; nelle condizioni progressive il programma può aiutare a conservare più a lungo le capacità disponibili, compensare quelle compromesse e gestire dolore, spasticità o altre complicanze. Non equivale a curare la malattia di base.
Non occorre dunque attendere che ogni altra possibilità terapeutica sia esaurita. La riabilitazione può affiancare le cure mediche o chirurgiche e, quando indicata, iniziare tempestivamente. Stabilire il momento appropriato spetta comunque all’équipe, sulla base della situazione clinica e degli obiettivi del paziente.
Come si svolge un percorso di riabilitazione neuromotoria?
Il primo passo è una valutazione: non soltanto della diagnosi, ma delle difficoltà concrete che limitano la vita quotidiana. Quando necessario, il quadro può essere approfondito con esami come elettromiografia, elettroneurografia, potenziali evocati e diagnostica per immagini. Da qui nasce un progetto personalizzato.
A costruirlo è un’équipe multidisciplinare. Fisioterapisti, logopedisti, terapisti occupazionali e neuropsicologi lavorano su aspetti differenti ma collegati. Il programma può comprendere fisioterapia neuromotoria, riabilitazione cognitiva, logopedia e attività per recuperare o adattare i gesti della quotidianità.
Il percorso non riguarda solo la persona assistita. Quando serve, include supporto psicologico ed educazione sia per i pazienti, sia per i caregiver, chiamati a gestire cambiamenti che proseguono oltre il tempo trascorso in palestra o in reparto. Il monitoraggio periodico consente di verificare i risultati e rimodulare gli obiettivi.
Quanto dura la riabilitazione neuromotoria? Non esiste una durata valida per tutti: dipende dalla patologia, dalla gravità delle limitazioni, dalla fase clinica, dagli obiettivi concordati e dalla risposta al trattamento. Per questo intensità e tempi devono essere rivalutati lungo il percorso.
Robotica e realtà virtuale: strumenti, non sostituti
"Oggi la riabilitazione neuromotoria si sta anche giovando delle nuove possibilità che la tecnologia ci sta offrendo", aggiunge il dott. Lunetta.
Accanto agli interventi consolidati, nei reparti stanno entrando anche dispositivi robotici e ambienti virtuali. Possono rendere ripetibili alcuni esercizi, adattarne la difficoltà e restituire informazioni sui movimenti eseguiti. La tecnologia, però, acquista valore solo all’interno di un progetto guidato dai professionisti.
Le evidenze invitano a evitare entusiasmi generici. Nella riabilitazione post-ictus, l’allenamento robotico del cammino associato alla fisioterapia può aumentare la probabilità di tornare a camminare in autonomia; per la realtà virtuale emergono benefici generalmente modesti e variabili secondo funzione e modalità d’impiego.
Maugeri partecipa a Fit for Medical Robotics, o Fit4MedRob, progetto finanziato dal PNRR. L’obiettivo è studiare tecnologie biorobotiche e digitali e sviluppare nuovi protocolli lungo il percorso riabilitativo, dalla prevenzione all’assistenza domiciliare.
La riabilitazione neuromotoria nella rete Maugeri
Per Maugeri la riabilitazione neuromotoria è una delle attività più diffuse: conta circa 1.200 posti letto dedicati e reparti presenti in 16 istituti. Una rete che consente di affiancare attività assistenziale e ricerca su percorsi e tecnologie da trasferire nella pratica clinica.
Approfondisci sulla pagina dedicata alla riabilitazione neuromotoria.