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Cardiologia riabilitativa, la cura personalizzata per il paziente cardiopatico complesso
Le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte e disabilità, nel mondo e in Italia, ma quattro su cinque sono prevenibili. Lo ricordano oggi, nella Giornata Mondiale del Cuore, gli esperti, che consigliano di concentrarsi sui cinque fattori di rischio più gravi: lavorare e agire concretamente sull'ipertensione, sull'ipercolesterolemia, sul diabete tipo 2, sul fumo e sull'obesità.
La salute del cuore è importante anche dopo un evento acuto: la cardiologia riabilitativa aiuta chi ha avuto un infarto, uno scompenso cardiaco o un intervento al cuore a recuperare forza, sicurezza e autonomia. Il percorso combina controlli medici, esercizio personalizzato e il lavoro di più professionisti, adattandosi anche alle esigenze del paziente cardiopatico complesso.
Un percorso cardiologico può attraversare fasi molto diverse. In Maugeri, cure mediche e riabilitazione fanno parte dello stesso percorso: il programma viene adattato alle condizioni della persona per limitare il decondizionamento, cioè la perdita di forza e capacità fisica dovuta alla malattia o all’immobilità, e favorire il ritorno alle attività quotidiane.
Che cos'è la cardiologia riabilitativa?
La cardiologia riabilitativa è un percorso di cura per chi deve recuperare forza, sicurezza e autonomia dopo un problema cardiovascolare o mentre convive con una cardiopatia cronica. Non è quindi soltanto una serie di esercizi.
Durante il percorso, il cuore viene monitorato, la terapia viene aggiornata se necessario e l’attività fisica si svolge sotto supervisione. Il paziente riceve anche indicazioni per ridurre il rischio di nuovi problemi. Quando serve, intervengono inoltre professionisti della nutrizione e del supporto psicologico.
La cardiologia riabilitativa può essere utile dopo un infarto, un bypass, un intervento sulle valvole o un trapianto di cuore. Può essere indicata anche per chi convive con scompenso cardiaco, aritmie o cardiomiopatie.
Tipo di attività e intensità vengono sempre stabiliti in base al singolo caso.
Chi è il paziente cardiopatico complesso?
Un paziente cardiopatico non viene definito complesso solamente per la gravità della cardiopatia. "Il paziente cardiopatico complesso non presenta soltanto una patologia cardiaca, ma è affetto anche da altre patologie concomitanti che rendono più complessa la gestione clinica e più complicato il decorso", spiega la dott.ssa Delia De Santis, cardiologa dell'IRCCS Maugeri Bari.
Alle cardiopatie ischemiche, alle valvulopatie, allo scompenso o alle aritmie possono associarsi insufficienza renale, diabete, broncopneumopatia cronica ostruttiva, anemia, esiti di ictus, malattia di Parkinson oppure problemi ortopedici. Queste condizioni possono influire sulle terapie e sulla capacità di sostenere lo sforzo.
Un periodo prolungato a letto può inoltre determinare una sindrome da allettamento, con perdita di forza e autonomia. Proprio per questo la presenza di più problemi non esclude la riabilitazione: rende invece necessarie una valutazione più ampia e una progressione particolarmente personalizzata.
Come comincia il percorso riabilitativo?
Il percorso comincia dalla valutazione clinica e funzionale. Oltre alla stabilità della condizione cardiaca e alle patologie concomitanti, l'équipe considera la capacità di svolgere le attività quotidiane e la tolleranza allo sforzo, così da definire obiettivi realistici e misurabili.
Durante i test e le sedute vengono controllati frequenza cardiaca, pressione arteriosa e saturazione, un indicatore dell’ossigenazione del sangue. Questi valori aiutano l’équipe a scegliere un carico di lavoro adeguato e a modificarlo in base ai progressi o alle difficoltà del paziente.
Il cardiologo e il fisioterapista lavorano insieme al personale infermieristico e, quando serve, ad altri professionisti. De Santis sottolinea che occorre "un approccio multidisciplinare, mirato non soltanto al recupero della funzionalità e dell'autonomia nello svolgimento delle attività quotidiane, ma anche alla prosecuzione del monitoraggio clinico-strumentale".
Quali esercizi si fanno nella riabilitazione cardiologica?
Nel paziente più debilitato il primo traguardo può essere tornare ad alzarsi. "Il nostro obiettivo principale è favorire il disallettamento: iniziamo con esercizi di mobilizzazione, effettuati a letto se il paziente non è ancora in grado di alzarsi, per recuperare soprattutto la forza degli arti inferiori", racconta il dott. Alessandro Brattoli, fisioterapista dell'IRCCS Maugeri Bari.
La progressione conduce gradualmente alla posizione eretta e al cammino, ai quali possono essere associati esercizi respiratori. Quando le condizioni lo consentono, il lavoro prosegue in palestra con cyclette, tapis roulant, esercizi a circuito, riallenamento allo sforzo ed esercizi per migliorare forza ed equilibrio. L'esercizio aerobico è parte del recupero anche dopo un trapianto e aiuta a contrastare le conseguenze funzionali dell'allettamento.
Non esiste un programma uguale per tutti: esercizi, intensità e durata vengono adattati alle condizioni cliniche e ai progressi della persona. Per questo un programma trovato online non può sostituire la valutazione e la supervisione dell’équipe.
Qual è l'obiettivo della riabilitazione cardiologica?
L'obiettivo non è soltanto migliorare una prestazione fisica, ma permettere alla persona di riprendere le attività quotidiane con la maggiore autonomia e sicurezza possibili. Il percorso contribuisce anche alla prevenzione delle recidive attraverso movimento, controllo dei fattori di rischio e aderenza alle terapie prescritte.
"Una volta raggiunto un livello di autonomia soddisfacente, possiamo lavorare in palestra con un riallenamento allo sforzo e allenamenti di forza, con l'obiettivo di ottenere la maggiore autonomia possibile prima della dimissione", aggiunge Brattoli. Il risultato viene quindi valutato rispetto alle condizioni di partenza, non confrontando pazienti diversi.
La dimissione non significa che la cardiopatia sia scomparsa: molte malattie del cuore sono croniche. Le indicazioni su attività fisica, farmaci e segnali da riferire ai sanitari aiutano paziente e caregiver a continuare il percorso a casa. Nel paziente complesso, personalizzare la riabilitazione è ciò che la rende praticabile e utile.