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Riabilitazione del pavimento pelvico: come si costruisce il percorso riabilitativo
La riabilitazione del pavimento pelvico aiuta a recuperare controllo, forza o rilassamento dei muscoli che sostengono vescica, retto e organi genitali. In Maugeri il percorso parte da una valutazione specialistica e integra fisioterapia, biofeedback e tecniche strumentali personalizzate.
Che cos’è il pavimento pelvico e quando riabilitarlo?
Il pavimento pelvico è un insieme di muscoli che chiude inferiormente il bacino e sostiene vescica, retto e organi genitali. Contribuisce alla continenza, alla funzione sessuale e alla stabilità della regione pelvica. "Il pavimento pelvico è un gruppo di muscoli presente sia nell’uomo sia nella donna", spiega il Dott. Ernesto Losavio, primario di Riabilitazione Neuromotoria e Unità Spinale dell’IRCCS Maugeri Bari.
La riabilitazione del pavimento pelvico può essere indicata quando questa muscolatura perde forza o coordinazione. Può accadere dopo gravidanze e parti, con l’avanzare dell’età o dopo alcuni interventi sulla prostata.
Un deficit può inoltre dipendere da lesioni dei nervi periferici, del midollo spinale o della cauda equina. Tra i possibili segnali vi sono incontinenza urinaria o fecale, perdite durante uno sforzo e disturbi legati al controllo della vescica.
Gli stessi sintomi, però, possono avere cause differenti. Per questo non basta scegliere in autonomia una ginnastica del pavimento pelvico: prima degli esercizi serve una valutazione specialistica, che definisca il problema e gli obiettivi realistici del trattamento.
Ipotono o ipertono del pavimento pelvico: perché il trattamento cambia
Un pavimento pelvico ipotonico è debole e non riesce a sviluppare o mantenere una contrazione adeguata. In questi casi il programma punta al rinforzo e alla resistenza muscolare.
Il pavimento pelvico ipertonico, al contrario, rimane eccessivamente contratto: può associarsi a condizioni neurologiche, ma anche a comportamenti consolidati, come trattenere a lungo lo stimolo a urinare, o a una persistente risposta muscolare allo stress.
La distinzione è decisiva: un muscolo debole va allenato, uno ipertonico deve imparare a rilasciarsi. Nell’ipertono del pavimento pelvico il fisioterapista può usare tecniche manuali di stretching, respirazione, rilassamento e biofeedback. Il paziente osserva su un monitor o riconosce attraverso un segnale sonoro il tono di base e impara gradualmente a ridurlo.
"La prima fase riabilitativa consiste quindi nel far prendere coscienza della muscolatura", sottolinea Losavio. La consapevolezza del movimento è importante anche nell’ipotono: contrarre addominali o glutei non equivale ad attivare in modo corretto il pavimento pelvico.
Come funziona la riabilitazione del pavimento pelvico
Il percorso procede per fasi e viene adattato alla persona. Dopo la presa di coscienza, il biofeedback può misurare la contrazione mediante sonde e restituire un segnale visivo o acustico.
Gli elettrostimolatori possono essere impiegati in situazioni selezionate per facilitare l’attivazione e il recupero neuromuscolare: non sostituiscono l’esercizio attivo e non sono indicati indistintamente per tutti.
Nel rinforzo rientrano gli esercizi di Kegel, basati su contrazioni volontarie. Il programma può allenare sia la forza fasica, con contrazioni brevi e intense, sia l’endurance, cioè la capacità di mantenere una contrazione nel tempo.
Anche serie, ripetizioni e recupero devono essere stabiliti dal professionista in base alla valutazione: eseguire più contrazioni non significa necessariamente ottenere un risultato migliore.
Una volta imparata la tecnica, parte degli esercizi può proseguire a domicilio. "È fondamentale che il paziente sia motivato e abbia voglia di affrontare il percorso", osserva Losavio.
La costanza conta, ma tempi ed efficacia dipendono dalla causa, dalla gravità del deficit e dalla collaborazione. In alcuni quadri lievi o moderati la riabilitazione può dare risultati soddisfacenti; nei casi più severi può affiancare o preparare ad altri trattamenti.
Come si costruisce il percorso riabilitativo
Il percorso riabilitativo parte dalla valutazione specialistica, che ricostruisce l’origine del disturbo e misura forza, durata della contrazione e tono muscolare.
Quando necessario, gli approfondimenti possono comprendere uroflussometria o esame urodinamico; se si sospetta un’origine neurologica, l’elettromiografia del pavimento pelvico aiuta a studiare l’integrità dell’innervazione. Su questi dati viene costruito il programma fisioterapico.
Il trattamento può integrare tecniche manuali, biofeedback, esercizi terapeutici ed elettrostimolazione con sonde endovaginali o endorettali. "In Maugeri abbiamo un percorso dedicato allo studio del pavimento pelvico", afferma Losavio. L’approccio coinvolge competenze cliniche, neurofisiologiche e fisioterapiche e viene modulato sugli obiettivi individuali.
Losavio richiama inoltre l’attenzione sulla stimolazione transcutanea del nervo tibiale posteriore, tecnica non invasiva di neuromodulazione. Elettrodi applicati alla caviglia e alla gamba stimolano un nervo periferico per modulare indirettamente i circuiti sacrali coinvolti nel controllo della vescica e del pavimento pelvico.
Può essere considerata in pazienti selezionati, per esempio in alcuni casi di iperattività vescicale o vescica neurologica, dopo un adeguato inquadramento clinico e strumentale.