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Luca Damiani su Repubblica Affari & Finanza: riabilitazione e sostenibilità del SSN
«Prevenzione e riabilitazione sono i filoni sui quali dovremmo puntare come Paese per pesare meno sulla spesa pubblica». Così Luca Damiani, presidente esecutivo di Ics Maugeri S.p.A. SB, interviene su una questione di grande attualità e destinata ad aggravarsi: la difficoltà delle risorse finanziarie statali nel sostenere i mutamenti demografici, epidemiologici e strutturali del Paese. L’Italia invecchia e aumentano le patologie croniche e la non autosufficienza, a fronte di una popolazione attiva in calo e di una spesa sanitaria pubblica che supera abbondantemente il 6% del Pil. Prevenire le malattie, limitarne le conseguenze e recuperare l’autonomia dopo una fase acuta diventa, quindi, la chiave per contenere la pressione sui conti pubblici.
«In questo scenario la riabilitazione acquista un valore crescente. Il sistema italiano resta concentrato sull’emergenza, mentre l’evoluzione demografica sposta una quota maggiore del fabbisogno verso la cronicità, il recupero funzionale e le cure post-ricovero», aggiunge l’esperto.
Maugeri rappresenta uno dei principali player italiani del settore, con una rete di 25 sedi di cui nove Irccs (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico) e nove Ics (Istituti clinici scientifici), oltre a poliambulatori, Centro antiveleni e tossicologico e Centro ricerche ambientali dislocati in sette regioni. Il 96% dei ricavi sanitari deriva da attività convenzionate con il Servizio sanitario nazionale: un modello differente rispetto agli operatori privati, dove la componente a pagamento (intermediata e out of pocket) raggiunge anche il 50%.
L’ultimo report curato dall’Area Studi Mediobanca sui maggiori gruppi sanitari privati italiani fotografa un comparto che nel 2024 ha toccato i 13,4 miliardi di euro di fatturato, in crescita del 22% sul 2019 e del 5,5% sul 2023. Ampia parte del mercato per acuti si è orientata verso le prestazioni in solvenza, le coperture assicurative, la diversificazione e le acquisizioni. La medicina riabilitativa segue invece una traiettoria diversa poiché resta ancorata a tariffe fisse e volumi programmati dalla sanità pubblica, faticando a erogare prestazioni in solvenza.
«Dal 2012, anno dell’ultimo adeguamento dei tetti massimi nazionali per le cure riabilitative, sono trascorsi quattordici anni. L’aggiornamento è stato approvato centralmente, ma purtroppo, nonostante le risorse finanziarie messe a disposizione dall’ultima legge di bilancio – ben 350 milioni per la riabilitazione – deve ancora tradursi in accordi e in budget che le singole regioni devono sottoscrivere con le aziende sanitarie sia pubbliche che private convenzionate», precisa Damiani.
La forbice è evidente analizzando la domanda. Secondo gli analisti di Mediobanca, tra i settori esaminati la riabilitazione ha registrato nel 2025 l’incremento più contenuto, pari al 2,6%. Maugeri, con 316 milioni di euro di ricavi, guida il comparto e destina a quest’ambito 2.222 dei suoi 2.357 posti letto (il 94,3%). L’obiettivo è valutare la riabilitazione per i benefici concreti che genera sulla salute dei pazienti e sul conseguente bisogno di assistenza. «La mancanza di accesso a percorsi riabilitativi adeguati porta a ri-ospedalizzazione con evidenti ripercussioni sulla spesa pubblica e sulle economie familiari», sottolinea Damiani.
Intanto l’offerta tecnologica si estende – dalla robotica all’intelligenza artificiale fino alla teleriabilitazione – mentre emergono nuove esigenze assistenziali. «Stiamo avviando riflessioni sulle nuove dipendenze, come quelle da social media, per valutare l’avvio di servizi di assistenza ad hoc», afferma Damiani.
Il nodo economico è centrale per gli operatori del settore. Le strutture accreditate operano con tariffe e volumi stabiliti dallo Stato, mentre personale, tecnologie ed energia subiscono le fluttuazioni di mercato: dal 2013 al 2026 l’accumulo di inflazione è di oltre il 25%. «Questo blocca da anni il settore e i contratti del personale sanitario privato, creando forti criticità nella stabilizzazione e nel reperire professionisti e riducendo progressivamente la qualità complessiva», spiega.
Pubblico e privato attingono infatti al medesimo bacino di specialisti, creando una concorrenza non sana in un settore così drammaticamente provato. Formazione, ricerca e politiche retributive possono attrarre risorse umane, ma richiedono finanziamenti dedicati.
Sui bilanci delle aziende pesa il rincaro energetico. Ospedali e cliniche restano attivi 24 ore al giorno con macchinari ad alto consumo, ma non beneficiano delle agevolazioni per gli energivori. «Non possiamo accedere a misure compensative, sebbene l’energia sia indispensabile sia per le apparecchiature sia per la climatizzazione controllata dei reparti», aggiunge Damiani.
Crediti: 21/09/2026 - Repubblica - Affari & Finanza, Luigi dell'Olio