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24 settembre 2026

La riabilitazione del paziente amputato: un percorso personalizzato

La riabilitazione del paziente amputato è un percorso personalizzato che accompagna la persona dalla cura dell’arto residuo all’eventuale utilizzo della protesi.

L’amputazione di un arto non comporta soltanto una perdita fisica. Modifica il modo di muoversi, le attività quotidiane e spesso anche la percezione di sé. Per questo la riabilitazione comincia prima dell’uso della protesi e non termina con il recupero del cammino. 

"L’amputazione rappresenta per il paziente un cambiamento importante e profondo nella propria vita", sottolinea il dottor Dario Macchiarola, fisiatra dell’IRCCS Maugeri Bari. La presa in carico deve quindi tenere insieme recupero funzionale, autonomia e adattamento psicologico. 

Cosa significa riabilitare una persona amputata? 

Riabilitare significa costruire un progetto centrato sulla persona, sulle sue condizioni cliniche e sugli obiettivi che considera importanti. Il livello dell’amputazione, la forza e l’equilibrio, eventuali altre patologie, l’ambiente domestico e lavorativo e il sostegno familiare orientano il percorso. 

Che si tratti di persone con amputazione transtibiale, transfemorale o bilaterale, non esiste un programma identico per tutti. Anche l’impiego di protesi non è automatico: la possibilità di utilizzare una protesi e il dispositivo più adatto vengono valutati in rapporto a sicurezza, capacità funzionali e obiettivi personali. 

L’obiettivo può essere tornare a camminare, ma anche passare in sicurezza dal letto alla sedia, vestirsi, occuparsi della casa, riprendere il lavoro o un’attività ricreativa. Il risultato si misura quindi sull’indipendenza raggiunta nella vita reale, con o senza protesi. 

Dalla ferita alla protesi: le fasi del percorso 

Nella prima fase si cura l’arto residuo, comunemente chiamato moncone, e si sorveglia la guarigione della ferita chirurgica. Parallelamente si lavora sulla mobilità articolare, sulla forza muscolare, sulla postura, sui trasferimenti e sull’equilibrio, prevenendo limitazioni che potrebbero ostacolare il recupero. 

Il percorso comprende anche la gestione del dolore, compreso quando presente quello dell’arto fantasma, e l’educazione alla cura della cute. Tempi e intensità dipendono dalla guarigione, dalla causa dell’amputazione e dal quadro generale: non è corretto promettere una durata standard del percorso. 

Quando le condizioni lo permettono, il team valuta se sia possibile e opportuno utilizzare una protesi. Il tecnico ortopedico progetta e adatta la protesi, mentre le prove successive servono a verificarne comodità, stabilità e funzionalità. La protesi non è un prodotto isolato, ma una componente del progetto riabilitativo. 

Come si impara a usare la protesi? 

L’addestramento all’uso della protesi procede per gradi. La persona impara a indossare e rimuovere il dispositivo, controllare la cute, riconoscere segnali di sfregamento o pressione e svolgere la manutenzione di base. In palestra si allenano la distribuzione del peso, l’equilibrio, la coordinazione e il modo di camminare. 

Il lavoro si trasferisce poi alle situazioni quotidiane: sedersi e rialzarsi, affrontare scale, pendenze e terreni irregolari, trasportare oggetti e recuperare una posizione sicura dopo una perdita di equilibrio. Per chi ha un’amputazione di gamba, anche bilaterale, imparare a camminare è dunque solo una parte del percorso. 

Il fisioterapista guida il recupero motorio e l’allenamento al cammino; il terapista occupazionale traduce le abilità acquisite nelle attività della vita quotidiana. La protesi viene regolata anche in base ai progressi e alle difficoltà che emergono durante l’addestramento e possono richiedere verifiche e regolazioni nel tempo. 

Si può tornare all’attività fisica dopo un’amputazione? 

In molti casi è possibile riprendere un’attività fisica, con obiettivi graduali e realistici. Questo può significare il ritorno al cammino e, per alcune persone, anche alla corsa o alla bicicletta grazie alle moderne tecnologie protesiche. Non si tratta però di un esito garantito per tutti. 

La proposta dipende dalle condizioni cliniche e funzionali, dal livello di amputazione, dal tipo di protesi e dalle preferenze della persona. Lo stesso principio vale per il rientro al lavoro, la guida, i viaggi e lo sport: sono obiettivi da raggiungere gradualmente e in sicurezza, non tappe obbligatorie. 

Un’équipe specializzata per recuperare autonomia e qualità della vita 

La riabilitazione del paziente amputato richiede competenze diverse e coordinate. "Il medico fisiatra è il coordinatore di questo progetto riabilitativo", spiega Macchiarola. Accanto a lui intervengono, secondo le necessità, fisioterapista, tecnico ortopedico, terapista occupazionale, personale infermieristico e altri specialisti. 

Lo psicologo ha un ruolo importante perché la perdita dell’arto può incidere sull’immagine corporea, sull’umore, sulle relazioni e sulla fiducia nelle proprie capacità. Non esiste un unico modo né un tempo prestabilito per adattarsi al cambiamento. Il supporto psicologico aiuta la persona a riorganizzare la propria vita secondo esigenze, tempi e obiettivi individuali. 

Il percorso prosegue attraverso rivalutazioni: il corpo cambia, l’arto residuo può modificarsi e nuove esigenze possono emergere. La qualità di una riabilitazione non dipende quindi soltanto dalla tecnologia della protesi, ma dalla continuità della presa in carico e dalla capacità di trasformare il recupero clinico in autonomia concreta.

Guarda il reel: https://www.youtube.com/shorts/p57cgyV5dh8 

Istituti di cui si parla

IRCCS Maugeri Montescano

via per Montescano, 35 - 27040 Montescano (PV) Riabilitazione neuromotoria
Prenotazioni

IRCCS Maugeri Bari

via Generale Bellomo, 73/75 - 70124 Bari (BA)
Prenotazioni

I medici e ricercatori di cui si parla

Dott. Dario Macchiarola
Dott. Dario Macchiarola IRCCS Maugeri Bari Fisiatra
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