Risvegli, Matteo che ha rischiato la morte e ora guarda alla Maturità

#StorieDiMaugeri: il caso di un giovane paziente risvegliatosi dal coma nell'ICS Maugeri Sciacca (Ag). Tanti professionisti uniti dalla competenza e dalla passione alla persona.

 

«Il paziente è arrivato in stato di minima coscienza, non eseguiva comandi semplici, riconosceva solo i genitori. La posizione degli arti superiori era alterata e non corretta quella seduta: curvato il tronco, il capo e braccio incrociato. Alimentato con sondino naso gastrico». Il responsabile dei Unità operativa di Risveglio all’ICS Maugeri di Sciacca (Agrigento), dottor Gioacchino Castronovo, neurologo, ne aveva visti di casi, ma quello di Matteo, 18enne di Castelvetrano (Trapani), giunto in coma a metà novembre, era obiettivamente tragico: per la giovanissima età e per la gravità delle condizioni.

A ottobre, nella sua città, era rimasto vittima di un brutto incidente stradale e, finito in coma, era stato per giorni fra la vita e la morte prima nel nosocomio cittadino poi nel Trauma Center di Villa Sofia a Palermo. Dopo un mese di coma era stato trasferito a Sciacca, appunto, per tentare la riabilitazione.

Nell’Istituto diretto da Domenico De Cicco, l’équipe multispecialistica non aveva certo lesinato le energie: una fisioterapista, una logopedista, una terapista occupazionale, col coordinamento di Angela De Paolo, insieme al personale medico, si erano subito applicate: «Quando lo abbiamo preso in carico», racconta la dottoressa Rossella Fauci, fisioterapista, «era in uno stato confusionale, agitato, oppositivo».  L’Istituto aveva consentito alla madre di restare sempre accanto al figlio, effettuati i tamponi anti-Covid necessari. Personale infermieristico, col caposala Marco Pecoraro, e Oss si era fatto si prodigato in ogni premura verso Matteo e la mamma.

L’evoluzione era stata rapidissima: un recupero che ha colpito ed entusiasmato.

 «La cosa bella è stata vederlo uscire piano piano da questo stato. Diventare sempre più partecipe, attento, riconoscerci, chiamarci per nome», racconta la dottoressa Paola Rosalia, terapista occupazionale. I suoi successi, ci hanno commosso», prosegue, «io, da madre, mi sono molto immedesimata nella signora». Ed era stata proprio la madre di Matteo, la signora Enza, ostetrica nell’ospedale di Castel Vetrano, scrivere a un giornale online cittadino, CastelvetranoSalinunete.it, indirizzandosi a tutti quelli che aveva soccorso e curato suo figlio: «Grazie a quelli che lo hanno fatto rinascere». E infatti Matteo è rinato: ha accesso il personal computer che gli permette di seguire le lezioni dal suo letto, ha cominciato a studiare per la maturità. «Essendo la più giovane del team», racconta la dottoressa Miriam La Rocca, logopedista, «durante le terapie si è aperto, ha raccontato le sue iniziali preoccupazioni e la sua voglia di ripartire»

Oggi Matteo lavora, dicono i sanitari, «a esercizi di potenziamento dell’equilibrio, della deambulazione, sulle autonomie», presto rientrerà a casa. Risultato insperabile, quando arrivò. A Sciacca, nell’Istituto, che sorge in un padiglione H del “Giovanni Paolo II”, il presidio ospedaliero cittadino, hanno visto tante volte – sotto le loro terapie, le loro competenze, la loro passione al lavoro - la vita rifiorire ma non ci si abituano mai.


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